TOP

Padelpaddle

ENRICO BURZI

Si considera forse l’unico professionista italiano di padel. Non vede in questo sport ancora grossi guadagni e resta legato professionalmente al tennis ma ha fatto vedere il suo valore giocando al livello dei professionisti spagnoli. Indica su quali elementi la Federazione dovrebbe puntare ed investire e racconta delle difficoltà nel far crescere il padel bolognese.

PADELSe facessimo un sondaggio e provassimo a chiedere tra tutte le partite di padel disputate al Foro italico in occasione degli Internazionali di tennis, quale match è rimasto nella memoria di quella settimana, la risposta sarebbe scontata: lo spareggio tra Due Ponti e Seven One; Tamame-Gomes opposti a Gadea-Burzi. Risultato 7-6/4-6/7-6.

L’O.K.Corral del padel si consuma davanti ad un pubblico elettrizzato e in totale visibilio. Non si capacita di come un italiano tenga testa ai giocatori professionisti del World Padel Tour.

Quel giocatore si chiama Enrico Burzi, è nato a Bologna il 14 gennaio 1981 e di mestire strappa applausi sul campo utilizzando una racchetta, da padel o da tennis che sia.

“Sono un giocatore professionista di tennis. Ho cominciato a giocare a tennis che avevo 9 anni e fino ad un paio di anni fa ho giocato solo a quello.

Ho preso la prima racchetta da padel 17 anni fa quando alcuni amici mi hanno portato a giocare a Bologna. Poi a 18 anni ho giocato un po’ più spesso partecipando anche a qualche torneo, un circuito nazionale, in coppia con Geo Orsini che di fatto è stato quello che me lo ha fatto conoscere. Andavamo spesso insieme in Spagna a giocare. Per due tre anni ad agosto affittavamo casa a Marbella per un mese e stavamo lì a giocare. Molti padelisti italiani passano lì le vacanze. Oltre al posto meraviglioso c’è una buona tradizione di padel. Poi l’ho quasi abbandonato per dedicarmi al professionismo nel tennis. Ero sempre in viaggio e tra trasferte e allenamenti riuscivo a giocare forse 4, 5 volte l’anno. Era difficile giocare anche perchè non c’erano strutture e persone con le quali giocare. Ma sono sempre rimasto dentro al movimento. Ho fatto europei, mondiali e molti altri tornei.”

Perchè secondo te il padel “bolognese” non decollò come invece sta accadendo negli ultimi anni?

“In realtà qui ha ancora difficoltà a prendere quota. Nonostante si sia cominciato prima di tutti a giocarlo, ci sono città che ci hanno già superato. Milano o altri posti hanno molti più circoli e sono molto più frequentati rispetto a quello che avviene da noi a Bologna. Stiamo cercando di mettere alcuni campi qui ma ci sono diversi problemi. Anche il clima non agevola e se non si coprono, i campi non lavorano. Ovviamente per coprire i campi con strutture adatte si hanno costi maggiori ed è difficile anche avere le autorizzazioni comunali. Si riesce a giocare pochi mesi l’anno e limitarlo alla stagione più mite non ti permette di fidelizzare i clienti perchè perdono di entusiasmo e interesse. Di conseguenza i circoli non sono disposti a sacrificare gli spazi del tennis che qui vanno ancora tanto. La speranza è che si possano avvicinare al padel imprenditori che vogliono investire in questo sport. Ci sono molti ragazzi che vorrebbero sia giocare che gestire i campi ma è un sistema molto complicato qui da noi. Avevamo 4 campi coperti al Circolo Tennis Torre Verde ed erano sempre pieni ma la neve buttò giù tutto…

Sei considerato il giocatore italiano più forte. Cos’hai più degli altri?

“Ho solo cominciato molto prima degli altri (ride)! Scherzo ma in realtà ho allenamento fisico ed esperienza fatta in tanti anni. Forse la cosa più importante è che mi sono allenato per il padel. Di quelli che giocano oggi nessuno credo si alleni a padel. E’ molto diverso giocare a padel rispetto ad allenarsi a padel. Magari sbaglio ma da quel che so e vedo la totalità dei giocatori gioca ma non si allena e credo sia questa la grande differenza.”

padelpaddle-burzi2

Come ti alleni?

“Ora non mi alleno più ma si stava in campo con un maestro o un compagno e si facevano gli esercizi per migliorare. Ti metti lì e ripeti il colpo 100, 200 volte. Un po’ lo stesso che si fa col tennis dove ripeti un colpo innumerevoli volte. Non è molto divertente rispetto alla partita ma è la via per crescere tecnicamente e più velocemente. E’ un approccio mentale differente, più agonistico. Ricordo che gli stessi fratelli Pupillo che sono attualmente i numeri 1 della classifica italiana, durante un raduno della nazionale in cui si discuteva anche sulle regole o le cose da migliorare, loro stessi ammisero che non erano professionisti di padel. Questo significa che siamo ad uno stadio molto iniziale.

Forse io sono “l’unico” professionista anche se nel tennis. Di sport, che sia tennis o padel, ci devo vivere e fin quando nel padel non ci saranno incentivi economici o le cose saranno fatte in modo più professionale preferisco dedicarmi al tennis nonostante il padel attualmente mi diverta molto di più.”

Il World Padel Tour non potrebbe essere una soluzione?

“Si, potrebbe ma non so bene come funziona. Certo non avendo molti punti sarebbe molto complicato. In più non ho compagno all’altezza e questa è un’altra difficoltà. Poi dovrei mettermici d’impegno seriamente.”

Lo spareggio tra il Due Ponti ed il Seven One ha detto sul campo che sei all’altezza dei giocatori professionisti…

“Si, non me l’aspettavo neanche io. Me lo dicono in molti, anche giocatori spagnoli ma io non c’ho mai creduto più di tanto.

Certo è che quell’incontro è stato molto indicativo. E’ stata forse la partita più bella che abbia mai giocato. Con tutta quella gente… E’ stato emozionante!

Addirittura il tecnico della nazionale spagnola mi ha fatto i complimenti appena uscito dal campo “Perchè tu non giochi a padel? Sei veramente bravo, dovresti dedicartici e fare il professionista…” ma non ho molta voglia di iniziare nuovamente da capo e senza certezze. Sarei comunque indietro e dovrei rimettermi in gioco girando e spendendo per uno sport che non ha certezze perchè anche nel WPT tolti i primi non si guadagna.”

padelpaddle-burzi3

Torniamo alle cose di casa… Eravate i favoriti ma il Due Ponti non è riuscito a mettere le mani sullo scudetto. Cosa non ha funzionato?

“Un po’ la sfortuna che ha messo lo zampino in tutte le fasi. A partire dal sorteggio con la seconda, passando per gli accoppiamenti, fino ad arrivare alla mia partita. Ma anche la sfortuna è bendata e forse ce la siamo un po’ cercata perchè a mio avviso abbiamo sbagliato le formazioni da mettere in campo. E’ stata una scelta del capitano e va rispettata. C’è molto rammarico anche perchè da squadra favorita non siamo arrivati neanche tra le prime quattro. Ci abbiamo messo del nostro…”

Il padel sta sicuramente crescendo ma al Foro italico la sensazione era che in pochi veramente lo conoscono…

“Esatto! Ed è per questo che secondo me gli investimenti fatti dalla Federazione lasciano perplessi. Si invitano giocatori famosi del WPT  ma che però in Italia nessuno conosce e non incrementano più di tanto il movimento, non attirano, come si pensa, più gente a vedere. Se non si conosce lo sport, figuriamoci se conoscono i giocatori spagnoli… A mio avviso quelle risorse si potrebbero destinare a cose più utili al movimento italiano. Penso alle scuole, ai giovani, alla promozione del padel nei circoli. Secondo me siamo ancora indietro per questo genere di manifestazioni.”

Qual’è il tuo colpo migliore?

“Venendo dal tennis, sicuramente la volee.”

Quelli da migliorare?

“Tutti! (ride) Devo lavorare sulla parte alta: dai vari tipi di smash, alla bandeja e la difesa. Sono questi i fattori che devo migliorare per arrivare ai livelli dei professionisti citati prima.

Molti tennisti spagnoli (anche la nostra Sara Errani) utilizzano il padel per migliorare il loro tennis. Come possono aiutarsi le due attività?

“Nel gioco a rete ti aiuta tantissimo. E’ utile anche nella sensibilità del tocco e negli spostamenti in campo. Anche nella rapidità coi piedi ti dà una grossa mano.

error: Content is protected !!